FEBBRAIO
2026
Il respiro del Vulcano
Ci sono luoghi che ti costringono a rallentare.
Luoghi dove la natura, ancora più che altrove, ha voce, respiro, anima.
L'Etna è uno di questi.
Arrivare a Linguaglossa significa entrare nel fianco più autentico del vulcano: quello fatto di boschi fitti, silenzi profondi e paesaggi che cambiano umore a ogni curva. Qui, il tempo è un alleato gentile. E un weekend è esattamente ciò che serve per farsi soprendere dai contrasti che solo un gigante come l'Etna può regalare.
La mattina comincia su sentieri neri e irregolari, dove ogni pietra racconta la memoria del fuoco.
L'eruzione del 2002 ha lasciato dietro di sé un paesaggio giovane, ruvido, ancora in trasformazione. Camminarci sopra è sentire la potenza che brucia sotto i piedi.
Si arriva ai crateri spenti, custodi di storie che non hanno smesso di vibrare. Il vento sferza la pelle, il silenzio scuote l'immaginazione: sembra quasi di sentire la terra che parla sottovoce.
Il viaggio si addolcisce tra filari sospesi sulle colate laviche, dove Nerello Mascalese e Carricante affondano le radici in terreni che hanno conosciuto il fuoco.
Dentro un calice si ritrova la stessa forza che anima il vulcano: minerale, profonda, sorprendente.
Il giorno successivo è dedicato all'altro volto del vulcano: quello plasmato dall'acqua.
La Valle dell'Alcantara è un poema naturale: canyon scolpiti nei millenni, curve perfette disegnate dalla lava fusa e levigate da un fiume ostinato.
Qui la nutura è arte in movimento.
Sulla via del ritorno, il mare torna protagonista.
Una granita al limone a Riposto o Taormina è tutto ciò che serve per ricordare che sull'Etna il freddo e il caldo convivono, sempre.
Il vulcano si colora di rosa antico, le luci si abbassano e la montagna sembra riprendere fiato. E' in quel preciso istante che l'Etna rivela la sua anima più intima.
Luoghi dove la natura, ancora più che altrove, ha voce, respiro, anima.
L'Etna è uno di questi.
Arrivare a Linguaglossa significa entrare nel fianco più autentico del vulcano: quello fatto di boschi fitti, silenzi profondi e paesaggi che cambiano umore a ogni curva. Qui, il tempo è un alleato gentile. E un weekend è esattamente ciò che serve per farsi soprendere dai contrasti che solo un gigante come l'Etna può regalare.
La mattina comincia su sentieri neri e irregolari, dove ogni pietra racconta la memoria del fuoco.
L'eruzione del 2002 ha lasciato dietro di sé un paesaggio giovane, ruvido, ancora in trasformazione. Camminarci sopra è sentire la potenza che brucia sotto i piedi.
Si arriva ai crateri spenti, custodi di storie che non hanno smesso di vibrare. Il vento sferza la pelle, il silenzio scuote l'immaginazione: sembra quasi di sentire la terra che parla sottovoce.
Il viaggio si addolcisce tra filari sospesi sulle colate laviche, dove Nerello Mascalese e Carricante affondano le radici in terreni che hanno conosciuto il fuoco.
Dentro un calice si ritrova la stessa forza che anima il vulcano: minerale, profonda, sorprendente.
Il giorno successivo è dedicato all'altro volto del vulcano: quello plasmato dall'acqua.
La Valle dell'Alcantara è un poema naturale: canyon scolpiti nei millenni, curve perfette disegnate dalla lava fusa e levigate da un fiume ostinato.
Qui la nutura è arte in movimento.
Sulla via del ritorno, il mare torna protagonista.
Una granita al limone a Riposto o Taormina è tutto ciò che serve per ricordare che sull'Etna il freddo e il caldo convivono, sempre.
Il vulcano si colora di rosa antico, le luci si abbassano e la montagna sembra riprendere fiato. E' in quel preciso istante che l'Etna rivela la sua anima più intima.





























